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OLI ESAUSTI E ASSOGGETTAMENTO ADR: UNA SCELTA OBBLIGATA Articoli per ARS

Tra i rifiuti più presenti nelle Imprese per frequenza di utilizzo dei CER ed effettiva produzione si trovano certamente gli “oli esausti”, nelle loro diverse forme. Questi tipi di scarti di origine petrolifera sono relativamente piuttosto diffusi (possono essere mediamente stimati circa il 0,3 % per quantità dei rifiuti speciali prodotti, ma sono presenti in circa il 25 % delle Imprese manifatturiere [dati 2011 fonte Banca Dati soger.it con dati rielaborati dall’Autore, disponibile in Rete]). Sono rifiuti considerati intuitivamente semplici da gestire, proprio perché molto comuni, ma sono in realtà piuttosto complessi da classificare, sia ai fini della pericolosità sia per quanto attiene all’ADR. Su molti di questi aspetti, inoltre, le valutazioni degli esperti divergono.

 

Questo, probabilmente, perché la normativa (internazionale, europea, nazionale, e i pareri connessi degli Istituti pubblici come l’Istituto Superiore di Sanità) negli anni si è complicata, anziché semplificarsi. Basta pensare che in proposito l’Italia si è dotata di una norma speciale (di fatto una deroga dalla Direttiva UE) per determinare la possibile cancerogenesi degli idrocarburi e delle loro miscele (Legge 13 del 2009). E che tale Legge si è dovuta “appoggiare” a numerosi pareri dell’Istituto Superiore di Sanità, che peraltro ha fornito di fatto una sua interpretazione del meccanismo classificatorio sia della Direttiva europea (1999/45/CE) sia del relativo recepimento italiano.

 

Recentemente per quanto attiene al trasporto il quesito principale che le Imprese hanno affrontato e che affrontano costantemente, relativamente agli oli esausti – nelle diverse forme - è: devono essere trasportati secondo le norme dell’ADR?

 

Anche se ovviamente i termini di legge presentano, come detto prima, molte complessità e purtroppo anche non poche contraddizioni, possiamo con ragionevole sicurezza affermare che, in base alla normali pratiche industriali, se si parla effettivamente di idrocarburi pesanti, di fatto rappresentati da “oli, lubrificanti, - minerali o sintetici – refrigeranti o diatermici e simili” (e non di altri tipi di fluidi), si può in via generale affermare senza ombra di dubbio che: effettivamente devono essere trasportati secondo le norme dell’ADR, identificandoli come “Pericolosi per l’ambiente” di Classe 9. Di fatto ciò accade per la compresenza di diversi fattori, quali:

  • prestazioni negative per l’ambiente simili per tutta la fascia degli idrocarburi pesanti, senza distinzione né possibilità di distinzione della composizione
  • indisponibilità di dati sperimentali sulle sostanze pure che supportino classificazioni basate sulla tossicità acuta o cronica dei componenti
  • presenza di pareri autorevoli dell’Istituto Superiore di Sanità in merito alla tossicità ambientale degli oli esausti
  • esplicito comportamento prudenziale assunto dalla maggioranza dei Consorzi di Raccolta Oli Esausti, che veicolano il rifiuto prevalentemente in ADR anche in assenza di analisi recenti (e accade spesso)
  • disponibilità di procedure speciali di classificazioni (di fatto, in deroga) proprio messe a disposizione dalla normativa ADR per operare una adeguata adozione di procedure di sicurezza
  • necessità di cautele per i Produttori di rifiuti di fronte ad eventi incidentali

 

Le emulsioni oleose sono escluse da queste valutazioni.

 

[Nota: a titolo di esempio si ricorda che in G.U. si trovano tutti i tagli petroliferi effettivamente prodotti, e che i gruppi di “lubrificanti” – ovviamente puri e non miscelati tra  loro – sono rappresentati da valori di catena di carbonio elevato: CAS 649-481-00-4 con C compreso tra 20-50; CAS 649-482-00-x con C compreso tra 15-30; CAS 649-483-00-5 con C compreso tra 20-50; CAS 649-527-00-3 con C >25.]

 

Perché è possibile giungere a queste conclusioni?

In premessa occorre ricordare che il discorso cambierebbe quando dovessero essere esaminati oli esausti composti o inquinati da altre sostanze, come cloro, battericidi, solventi organici, ma se si è di fronte ad usuali matrici idrocarburiche identificabili come lubrificanti o lubrorefrigeranti, e di conseguenza a idrocarburi “pesanti”, questa valutazione è altamente affidabile.

Una rapida verifica delle reali materie in circolazione a base di idrocarburi, mostra come vi si trovi una alta varietà di prodotti e loro relative composizioni: gasolio, olio combustibile, grasso lubrificante, oli bianchi, oli per trasformatori, oli protettivi, oli idraulici, e molto altro.

Invia generale qualsiasi valutazione in merito agli attributi di pericolosità deve sempre quindi prevedere un’analisi di Laboratorio eseguita in maniera mirata, ma il fatto di gestire un “rifiuto” e spesso un rifiuto prodotto in forma discontinua, variabile per composizione e anche spesso in ridotte quantità impone la necessità di semplificare gli schemi di lavoro dei Produttori e gli approcci, ma deve comunque produrre un dato affidabile, economico ed in linea con gli obiettivi di sicurezza che la normativa sui rifiuti e sui trasporti pongono. 

 

La questione della classificazione secondo l’ADR è quindi una questione rilevante, tenendo presente che si riscontrano pareri e comportamenti finora discordi, e chiarendo nei dettagli come si arriva a concludere che la pressoché totalità degli oli esausti sono da trasportare applicando le norme ADR,

Occorre analizzare i diversi punti sopra citati, partendo dal dato che rilevante che in fatto di rifiuti composti da oli (nelle diverse forme) occorre applicare la normativa tenendo insieme problemi quali: difficoltà di dati sperimentali, variabilità delle composizioni, limiti economici insuperabili. In altre parole, esistono vincoli nel processo di classificazione e di gestione che devono essere gestiti e non sono ignorabili.

 

1. Il primo dato da considerare è che gli oli lubrificanti esausti sono miscele generalmente complesse di diversi idrocarburi, a catena prevalente lunga di carbonio, e che sovente contengono metalli pesanti in sospensione in varia misura. Ma anche se questi dati oscillano notevolmente nelle diverse composizioni effettivamente prodotte di volta in volta (bisogna ricordare che tutte le diverse “sostanze” identificate nella Lista del Regolamento 1272/2008 e s.m.i. sono oltre 500), quasi tutte le valutazioni sulla biogradabilità dimostrano che gli oli esausti non sono biodegradabili o lo sono molto poco. Inoltre, proprio per la loro composizione, sono anche poco biodisponibili, per il fatto che non interagiscono fisicamente con l’acqua.

Inoltre i prodotti petroliferi sono anche difficilmente comparabili tra loro, dato che si tratta di miscele variabili di molecole non sempre chiaramente citate o riconoscibili, ossia sono degli UVBC, anche quando sono tipologicamente lo stesso tipo di prodotto – ad esempio “gasolio” o “olio lubrificante”. Questo è vero addirittura per la maggioranza dei prodotti vergini, ed è certo per le miscele in forma di rifiuti. Analiticamente è impossibile risalire alla composizione d’origine.

 

2. In secondo luogo, per gli oli lubrificanti e prodotti simili, sia vergini che esausti, il dato di tossicità acuta (espressa come LE, LL o CE) o della tossicità cronica (NOEL) sperimentalmente rilevabile e rilevato è spessissimo nullo, di fatto irrilevante ai fini di una qualsiasi classificazione.

[Nota: alcuni valori di tossicità sperimentale effettivamente riscontrata in oli esausti al test della Daphnia, rilevata con le medesime procedure analitiche dal Laboratorio Lara di Nichelino accreditato Accredia:

CER 120109 (anno 2008) CE  mg/l 2.400

CER 120109 (anno 2009) CE  mg/l 8.500

CER 120301 (anno 2010) CE  mg/l 2.400

CER 120118 (anno 2011) CE  mg/l > 50.000

Tossicità acuta, quindi, nulla.]

 

 

Nel mondo degli idrocarburi di largo impiego industriale vi sono comunque alcune eccezioni. Tra queste si può citare ad esempio il gasolio da autotrazione ha un dato di tossicità acuto basso, vicino ma comunque inferiore al limite del classificabile (11 mg/l per i pesci e dati maggiori per gli invertebrati, fonte ERG e Tamoil) mentre ancora l’olio combustibile Index 649-224-00-6, con gasolio generico, presenta un valore basso, pari a 54 mg/l sul pesce, ma sempre 50 volte maggiore di quello minimo necessario, che è di 1 mg/l in caso di tossicità cronica. E tutti i produttori indicano questi materiali come poco o debolmente degradabili, altro requisito base invece per poter classificare “pericoloso per l’ambiente” secondo le prescrizioni ecotossicologiche.

Pertanto, non esiste sperimentalmente l’evidenza che i valori di tossicità per gli oli siano sufficienti per classificare, tutt’altro.

 

I maggiori produttori di miscele idrocarburiche (abbiamo osservato a campione alcune Schede di Sicurezza di materiali prodotti da Eni, Tamoil, Castrol usualmente in commercio, per lubrificanti, oli pesanti e da taglio) identificano invece con fatica, in forma generica e solo saltuariamente valori di tossicità acuta per i derivati del petrolio delle famiglie dei lubrificanti, anche di quelli più comuni, e indicano valori presunti per gli oli – lubrificanti, protettivi, diatermici o simili - nelle diverse composizioni, > 100 mg/l per tutte le specie acquatiche, ossia lontanissimo sempre dal livello di classificazione di “pericolo ambientale acuto”.

 

Sulle miscele di oli lubrificanti esausti sottoposte, nel costo degli anni, a test di Laboratorio proprio per la tossicità acuta acquatica, e che mostrano costantemente come detto valori di tossicità acquatica acuta sperimentale di norma nulla, sperimentalmente determinata sulle miscele occorre anche aggiungere che prevedere l’esecuzione dei testi di tossicità cronica per individuare eventuali caratteristiche in tal senso è ragionevolmente irrealistico, dato che esistono meno di dieci laboratori in Italia in gradi di eseguirla, e con costi in genere vicini ai 1.000 €uro. Ciò è tanto più rilevante dato che in genere nei rifiuti, nonostante le buone prassi operative, frequentemente avviene miscelazione all’origine di diversi prodotti differenti tra loro (oli lubrificanti, refrigeranti, gasoli o oli protettivi insieme). Quindi per questi casi il dato sperimentale sulla miscela effettivamente avviata allo smaltimento sarebbe la chiave per la classificazione certa.

 

I termini usualmente utilizzati per giustificare l’affermazione che gli oli esausti non siano da trasportare in ADR sembrerebbero dare ragione a questa conclusione, dal momento che secondo i principi della normativa contenuti per la Classe 9 è rilevante ai fini della classificazione come “pericoloso per l’ambiente” esattamente il contrario: serve dimostrare alta tossicità acuta o Cronica della miscela, e alta degradabilità.

 

A contrasto di quanto le prove sperimentali non sono in grado di evidenziare, occorre a questo punto tenere presente che i pareri (prima citati) dell’I.S.S. e da ultimo il n. 00035635 del 06/08/2010 indicano come “comportamento prudenziale” ma sicuro classificare i rifiuti a base idrocarburica come R51/53 (quindi Tossico per il mondo acquatico) tutte le miscele di oli pesanti, con C > 10 quando non sia nota la composizione (vedi il Punto 3 del Parere, disponibile sul sito iss.it).

E tutti gli Organi di Controllo si attengono tuttora a queste indicazioni.

3. Ma il terzo elemento che occorre considerare è il potere indiscutibilmente di fatto devastante che hanno questi rifiuti verso l’ambiente. Infatti gli idrocarburi, oli esausti compresi, come anche il gasolio o l’olio combustibile:

 

  • In caso di contatto con il suolo, penetrano facilmente e rapidamente nelle falde acquifere, inquinandole

[La documentazione scientifica attestante la pericolosità degli idrocarburi per l’ambiente è ricchissima, vedasi in proposito a titolo di esempio il ricchissimo lavoro APAT e Regione Toscana del 2010 dal Titolo “Analisi di rischio ambientale, bonifica di siti contaminati ed ecotossicologia. Un viaggio tra scienza e normativa”. Disponibile in Rete]

  • Se sono dispersi in acqua (qualsiasi corpo idrico) lo inquinano rapidamente – rendendolo non potabile, ossia inquinato e bisognoso di bonifica - in ragione di 100 metri cubi di acqua circa per ogni chilogrammo versato

[Per altri la dispersione di 4 litri d’olio forma un velo su una superficie marina grande quanto un campo da calcio,quindi 7.000 mc2 circa,  vedi la Regione Emilia Romagna, sito Ambiente, 7 luglio 2012]

  • Necessitano invariabilmente di urgenti interventi urgenti di bonifica, sia in caso di dispersione sul terreno che nei corpi idrici

[Per le procedure di intervento attivate in regime ADR in caso di dispersione di oli – in questo caso, BTZ - , vedasi la pubblicazione di Fanelli e Carrara edita da Fondazione Lombardia per l’Ambiente del 1996, a pagina 163, incidente n. 3 riportato in “Guida al trasporto di sostanze pericolose Come prevenire e gestire le emergenze nel trasporto su strada”, disponibile in Rete]

  • Hanno un potere lubrificante residuo che crea pericoli immediati alla circolazione dei veicoli, con conseguenze gravi per il pericolo di incidente che determinano

 

E non basta. Notoriamente, in caso di perdite del carico a seguito di incidenti di circolazione o di sversamenti derivanti da altre cause, la lista delle Autorità pubbliche chiamate ad intervenire è lunga, e per evidenti motivi: Vigili del Fuoco, Polizia Stradale o Vigili Urbani, Protezione Civile, Ispettori dell’A.R.P.A. o della Polizia provinciale, ove presente.

La Provincia di Bolzano ha inoltre emanato una linea guida specifica, in accordo con gli Organi di Controllo, affinchè tutti gli oli lubrificanti (della famiglia del Capitolo 13 dei CER) siano trasportati in ADR a prescindere da considerazioni tecniche di analisi, ed altre si stanno adeguando.

 

4. Quarto elemento da considerare è la frequenza degli eventi, il loro impatto “mediatico” e la capillarità degli effetti nefasti sia in presenza di grandi dispersioni sia per piccoli o piccolissimi casi. Si finisce sui giornali anche per 50 kg dispersi e raccolti da un tombino stradale.

 

Una sequenza di eventi, presi a caso, per il 2012 dalla stampa italiana reperibile on line e da noi raccolta mostra come i casi di dispersione di residui di oli lubrificanti o di carburanti siano seguiti invariabilmente da interventi per circoscrivere le perdite, tamponare i corpi d’acqua interessati, mettere in sicurezza l’area. Talvolta l’olio è considerato un componente aggravante lo sversamento (involontario o accidentale) di altri rifiuti, e il termine “disastro ambientale” non è raro. Il fatto che l’evento nefasto sia volontario non cambia i cuore del problema: la dispersione di olio esausto o altri derivati è avvertita come un problema costante e allarmante per gli effetti ambientali.

 

Questa classificazione di fatto in deroga rispetto ai rigidi termini di classificazione dell’ADR mostra un atteggiamento prudenziale e di buon senso, illuminante dell’approccio cautelativo che deve ispirare l’azione di classificazione.

 

5. Il sesto e ultimo elemento dell’analisi sono infine alcuni  paragrafi dell’Accordo ADR, che sanzionano formalmente come sia possibile attribuire la pericolosità (ambientale) anche in mancanza dei livelli prescritti nei criteri del Cap. 2.2.

Innanzitutto, in presenza di dati sperimentali e acclarati di pericolosità è possibile, per le materie generiche, (par. 2.1.3.1) pur tenendo presente i criteri di classificazione (per le diverse Classi) operare una classificazione basata sulle “caratteristiche fisiche e chimiche e sue proprietà fisiologiche più severa”, come esattamente il caso degli oli.

Inoltre, secondo l’ADR se una miscela è di composizione non nota, non esistono i dati per poterla classificare correttamente secondo le procedure descritte, eventuali miscele classificate R51/53 devono essere considerate pericolose anche per l’ADR (e gli oli esausti che hanno tutti C>10 lo sono, secondo il citato parere dell’I.S.S.

 

[“2.2.9.1.10.5 Sostanze o miscele classificate pericolose per l’ambiente acquatico in base al Regolamento 1272/2008/CE.Se non ci sono dati disponibili per la classificazione conformemente ai criteri di 2.2.9.1.10.3 e 2.2.9.1.10.4, una sostanza o miscela: a) deve essere classificata come pericolosa per l’ambiente acquatico se ad essa viene assegnata la Categoria/e “Acquatica Acuta 1”, “Acquatica Cronica 1” o “Acquatica Cronica 2” conformemente al Regolamento CLP 1272/2008/CE o, se ancora pertinente per il citato Regolamento, la frase/i di rischio R50, R50/53 o R51/53 conformemente alla Direttiva 67/548/CEE o alla Direttiva 1999/45/CEE.”, come cita da Renato Mari, “ADR 2011 Novità nel Trasporto su Strada di Merci Pericolose, Confindustria” Padova, 25 gennaio 2011, slide 76, disponibile in Rete.]

 

Infine, il paragrafo 2.1.3.9 indica chiaramente che per i rifiuti esiste una condizione particolare di assoggettabilità alla pericolosità ambientale, dato che “i rifiuti che non rientrano nelle classi da 1 a 9 ma che sono contemplati dalla Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione, possono essere trasportati con i numeri ONU 3077 o 3082.”

 

Inutile quindi ricordare che tutti gli oli esausti, lubrificanti, lubro-refrigeranti, da taglio o combustibili o simili sono espressamente richiamati dalla Convezione di Basilea alla voce A3020.

 

Riepilogando quindi possiamo conclusivamente evidenziare che:

-          I derivati del petrolio che fanno parte del gruppo degli oli lubrificanti, all’origine, non hanno in genere valori noti di tossicità acuta o cronica che facciano classificare direttamente come “Classe 9” per l’ADR

-          La composizione chimica e la natura dei lubrificanti può variare fortemente, soprattutto quando vengono conferiti in forma di rifiuti, ma neppure le evidenze sperimentali mostrano valori di tossicità acuta tali da poter attribuire la pericolosità della Classe 9

-          Gli oli lubrificanti e i derivati del petrolio in genere costituiscono un grave problema ambientale se sversati – accidentalmente o volontariamente non cambia – e creano un forte allarme

-          In caso di sversamento di tali materiali nei corpi idrici o nel suolo si mette in moto un robusto apparato di emergenza, che pone come primo elemento di rilievo la necessità di un rapido intervento e del contenimento dei danni ambientali

-          L’Istituto Superiore di Sanità ha espresso un documentato parere secondo cui tutti gli idrocarburi pesanti – e quindi di fatto gli oli esausti lubrificanti e simili – sono da considerarsi sempre almeno dei Tossici per l’Ambiente Acquatico, R51/53

-          Il paragrafo 2.1.9.3. dell’ADR specifica che i rifiuti pericolosi elencati dalla Convenzione di Basilea possono – senza evidenze sperimentali – essere classificati come Un 3082 se liquidi e UN 3077 se solidi, quindi come pericolosi per l’ambiente

-          Tutti i Cer dell’elenco della Direttiva 98 che indicano oli esausti (nei capitoli 12 e 13), nelle diverse forme e composizioni, rientrano nella catalogazione della Convenzione citata

 

Quindi, un approccio ragionevole, corretto e consapevole dell’evidenza documentale e conforme alla normativa mostra come senza dubbio gli oli esausti, nel complesso, debbano essere allontanati assoggettandoli alla norma ADR.

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ARS edizioni Ministero dell'Ambiente G.U. Unione Europea Provincia di Torino G.U. Repubblica italiana
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